Arriva “Buzz”, che in inglese è il rumore del ronzio, ma in gergo sta a significare anche mettere in fermento qualcuno, proprio come ha fatto Google lanciando il suo “Buzz”, idea di social network a misura di Gmail, la popolare casella gratuita di posta elettronica del gigante del web. Per ora tuttavia Facebook può dormire sonni tranquilli, nonostante quando si parla di Google il successo clamoroso sia sempre dietro l’angolo. Buzz è già integrato all’interno della casella Gmail, dalla cui rubrica eredita i contatti, che si possono ampliare facilmente collegando Buzz a una rete di siti che comprendono Twitter, Picasa, YouTube e Google Reader.
Lo scopo è conversare in tempo reale su immagini, video, foto, link e commenti, partendo dalla casella di posta ma finendo nella classica bacheca virtuale. Ovviamente si può decidere con chi condividere il flusso, chi può seguire gli aggiornamenti e chi no. L’applicazione è stata studiata da subito compatibile con gli Smartphone, come iPhone e quelli basati su Android 2.0, Windows mobile e Symbian S60, anche se al momento restano ancora esclusi Blackberry e Web OS di Palm.
Non è la prima volta che Google prova a reinventare una formula simile ma alternativa a Facebook, il collante di relazioni che in sei anni ha cambiato il modo di vivere il web. Già nel 2004 nasceva “Orkut”, che sebbene sia pressoché sconosciuto da noi come negli States, in Paesi come il Brasile e l’India risulta invece uno dei social network più ramificati. Accessibile solo ad inviti dall’anno scorso è poi partito l’esperimento “Google wave”, una piattaforma di condivisione pensata soprattutto per il lavoro che riunisce in un unico ambiente i concetti di email, instant messaging, wiki e reti sociali.
Buzz è quindi appena l’ultimo di una serie di tentativi di sondare un terreno tanto ghiotto quanto difficile da conquistare. Si tratta però del primo prodotto del genere architettato da Google per il grande pubblico.
Rispetto a Facebook, Buzz vanta un’interfaccia più ordinata:
manca infatti la valanga di applicazioni e giochini del «libro delle facce». Google ha insomma puntato sulla praticità dell’essenziale. Inoltre, il fatto che Buzz sia integrato nell’email e non un mondo a parte non è una differenza di poco conto. Le comunicazioni possono essere più immediate, ma la sensazione è che la sua dimensione di riferimento sia il piccolo gruppo piuttosto che una comunità globale come Facebook. La partenza però purtroppo non è stata delle migliori. In molti non hanno gradito ritrovarsi i servizi di Buzz in automatico nella casella di posta e c’è chi ha paragonato la strategia a quella criticatissima sfruttata da Microsoft per Internet Explorer, mentre un bug che rendeva visibili a tutti i propri corrispondenti più frequenti è stata una gaffe terribile per la privacy.
Fonte: La Gazzetta di Parma(Cartacea)
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